Edifici efficienti, Ue diffida Italia per mancato rispetto delle norme
29-09-2011
Edifici energeticamente efficienti significano anche notevoli risparmi per le famiglie, che potrebbero recuperare così parte delle risorse bruciate dalla crisi. Un’opportunità di cui in Italia evidentemente non si avverte il bisogno visti i ritardi nell’applicazione della normativa europea per il settore edile
Edifici efficienti, Ue diffida Italia per mancato rispetto delle norme
Edifici energeticamente efficienti significano anche notevoli risparmi per le famiglie, che potrebbero recuperare così parte delle risorse bruciate dalla crisi. Un’opportunità di cui in Italia evidentemente non si avverte il bisogno visti i ritardi nell’applicazione della normativa europea per il settore edile. Ma che non sfugge a Bruxelles che non vorrebbe che la nostra negligenza finisca per pesare sul resto d’Europa in termini di mancato raggiungimento dei target europei al 2020 di riduzione delle emissioni di CO2 e di incremento dell’efficienza energetica. Per questo la Commissione Ue ha chiesto oggi formalmente al nostro paese di conformarsi all’integralità delle norme europeo in materia di rendimento energetico dell’edilizia inviandoci un parere motivato, cioè il secondo step della procedura d’infrazione alla quale seguirà, se non ci adegueremo, un ricorso per inadempimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea.
Già nel novembre dello scorso anno la Commissione aveva informato l’Italia circa l’inosservanza della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia. La normativa prevede che gli Stati membri introducano un metodo per il calcolo del rendimento energetico degli edifici e fissino standard minimi di rendimento energetico per le nuove costruzioni e per quelle esistenti di grande metratura sottoposte a importanti ristrutturazioni. Gli Stati membri devono inoltre garantire la certificazione del rendimento energetico degli edifici e prescrivere lo svolgimento di ispezioni periodiche delle caldaie e degli impianti di condizionamento dell’aria, obbligatorie dal quattro gennaio 2009. Sebbene nel frattempo lo Stato italiano abbia preso misure supplementari, Bruxelles le ritiene ancora insufficienti.
Secondo le norme Ue, gli attestati di rendimento energetico devono essere rilasciati da esperti qualificati indipendenti sia per tutti gli edifici nuovi sia per quelli già esistenti. La legislazione italiana però autorizza i proprietari ad autocertificare il rendimento energetico se dichiarano che il loro edificio appartiene alla classe di consumo inferiore (G) e che i costi energetici per l’eventuale acquirente saranno molto alti. Una dichiarazione generica dalla quale il nuovo proprietario o inquilino dell’edificio non riceve alcuna informazione sui futuri costi energetici né alcun ragguaglio su come migliorare nella maniera più conveniente il rendimento energetico dell’edificio. Inoltre, in caso di locazione, la legge italiana prescrive questi attestati solo per i nuovi edifici, mentre non li considera obbligatori per gli edifici esistenti che non ne abbiano già uno al momento della conclusione del contratto d’affitto.
Per l’esecutivo europeo, l’Italia non ha peraltro ancora messo in atto misure adeguate per garantire controlli regolari degli impianti di condizionamento dell’aria. Questi controlli servono ad assicurare il rendimento ottimale degli impianti e devono includere anche consigli e informazioni sulle possibili migliorie e soluzioni alternative. A questo punto, se entro due mesi l’Italia non adotta le misure opportune, la Commissione potrà dunque fare ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Il rischio è che l’Italia paghi multe salate per le proprie inadempienze. Altro che risparmi per i cittadini! (fonte Zero Emission)