La Robur di Bergamo ha ideato una tecnologia che potrebbe ridurre del 30-40% il costo energetico e le emissioni nel mercato residenziale europeo.

Innalzare, di colpo, l'efficienza energetica delle abitazioni in tutta Europa. Che abbiano o meno isolamento termico, pannelli radianti o normali termosifoni. L'obiettivo? Passare, dal 2015 in avanti, dalle caldaie (anche quelle più avanzate, a condensazione) alle pompe di calore a assorbimento, in cui si ottiene calore per il 70% tramite il gas e per il 30% sottraendolo all'aria esterna, tramite un circuito di espansione e condensazione di una miscela acqua-ammoniaca. Risultato finale: una macchina che arriva a produrre caldo al 140% di efficienza, sull'energia primaria immessa, contro l'80-90% delle migliori caldaie a semplice combustione.
Questa, nella sostanza, è la sfida di Heat4u, il progetto europeo (10 milioni di euro per quattro anni sul Settimo programma quadro) che mira al 2015 a realizzare una linea di pompe di calore ad assorbimento adatte (e alla portata) del gigantesco mercato residenziale europeo. Capofila la Robur di Bergamo, leader mondiale su questa tecnologia, ma insieme altri 14 nomi di vaglia. Dal Fraunhofer Institute all'Enea e al Politecnico di Milano. Dalla Bosch ed Eo.n a Gaz de France-Suez, British Gas e Pininfarina. E poi D'Appollonia e la Flowair polacca. «Stiamo mettendo assieme un team dei 25 migliori tecnologi europei in questo campo – spiega Luigi Tischer, direttore per lo sviluppo strategico alla Robur – per arrivare entro quattro anni con dei prodotti a reale misura di mercato».
Molta strada è già stata fatta. Le pompe di calore ad assorbimento della Robur, il cui cammino è iniziato nel 1999 con un progetto di ricerca avviato in Usa con il Dipartimento dell'Energia (Doe), già nel 2004 cominciavano la loro traiettoria industriale. «A oggi ne abbiamo installate seimila, in prevalenza in istallazioni commerciali – spiega Benito Guerra, presidente dell'azienda bergamasca – e usano per oltre un terzo energia rinnovabile, risparmiando circa 9600 tonnellate equivalenti di petrolio».
Fino ai building commerciali o pubblici i vantaggi sono provati. Ma le pompe di calore (in generale e quelle ad assorbimento) a fronte dei loro evidenti vantaggi energetici e ambientali hanno ancora alcuni handicap: il loro costo iniziale confrontato alle semplici caldaie di condominio, dimensioni, facilità di installazione, rumorosità.
Di qui Heat4u. «Lavoreremo su tutti questi parametri – spiega Marco Guerra, il fisico che ha realizzato in Usa i primi prototipi dei sistemi Robur – fino ad arrivare a prototipi realmente confrontabili con le caldaie di riscaldamento attuali, in grado di essere installate negli stessi spazi, a forti economie di scala in produzione, costi contenuti, lungo ciclo di vita e bassa rumorosità».
Guerra indica anche le frontiere di ricerca ancora poco esplorate sui cicli termodinamici ad assorbimento (i primi brevetti su questi portano la firma di Einstein). «Abbiamo già raggiunto un'efficienza del 160% sull'energia primaria immessa ma un potenziale aumento al 190% è più che realizzabile con una progettazione avanzata del ciclo, con diverse nuove teorie sviluppate ma mai né simulate né provate in laboratorio. Solo pochi centri di ricerca, infatti, stanno studiando questa tecnologia. Che cosa succederebbe se gli sforzi aumentassero almeno a una piccola frazione di quelli dedicati oggi a campi come le caldaie?». E l'avvento delle pompe di calore diffuse quanti posti di lavoro qualificati, sia in ricerca che in produzione e istallazione, potrebbero generare?
In gioco, infatti, c'è il 30-40% in meno del costo energetico (e delle emissioni) per il riscaldamento domestico in Europa. Una delle maggiori sfide di ricerca e industriali degli ultimi anni.

la «caldaia» che taglia i consumi

La pompa di calore a gas e ad assorbimento. È una "super-caldaia" termica che sfrutta una miscela acqua-ammoniaca. Espande la seconda con un bruciatore a gas, la condensa e poi la fa evaporare, fino a far riassorbire nell'acqua l'ammoniaca. E, in fase di evaporazione, assorbe calore aggiuntivo rinnovabile dall'aria, che si somma a quello generato dalle fasi di condensazione e di assorbimento per essere immesso nei tubi di riscaldamento degli edifici. Il sistema termico arriva a un'efficienza del 160%, con consumi energetici inferiori di almeno il 40% rispetto alle migliori caldaie a condensazione.
(fonte: Sole24ore; Giuseppe Caravita)
10 Gennaio 2012

Certificazione energetica, entra in vigore l'obbligo di indicare la classe energetica degli edifici negli annunci di vendita

(Maria Antonietta Giffoni)

Dal 1° gennaio 2012 gli annunci immobiliari che hanno per oggetto la vendita di edifici, dovranno riportare l'indice di prestazione energetica dell'edificio.

Come disposto dall'articolo 13 del Dlgs 28/2011, a partire dal 1° gennaio 2012 gli annunci commerciali di vendita dovranno riportare l'indice di prestazione energetica degli edifici contenuto nell'attestato di certificazione energetica.

Scala di classi energetiche

Secondo il sistema di etichettatura degli edifici previsto dalle Linee Guida nazionali l'indice di prestazione energetica deve essere riportato nell'attestato di certificazione energetica anche come classe energetica di appartenenza, contrassegnata dalle lettere da A a G (dove A è il punteggio superiore e G il più basso).

La classe energetica è definita sulla base della prestazione energetica dell'edificio (EP), limitando la valutazione dell’indice di prestazione EP ai servizi di climatizzazione invernale e produzione di acqua calda sanitaria.

Il cruscotto

Per rendere più facilmente percepibile anche ai non esperti il punteggio ottenuto da ogni edificio o singola unità, le Linee guida definiscono un vero e proprio cruscotto in cui le classi energetiche sono evidenziate attraverso il colore: dal verde (basso fabbisogno energetico) fino al rosso (alto fabbisogno energetico).

Il prototipo del cruscotto, del'Attestato di qualificazione energetica e dell'Attestato di certificazione energetica sono compresi negli allegati al Dm 26 giugno 2009, che contiene le Linee guida nazionali. 

 

La clausola nei contratti di compravendita e locazione

Ricordiamo altresì, che il Dlgs 28/2011 ha anche disposto che dal 29 marzo 2011, nel contratto di compravendita come anche nel contratto di locazione di edifici o di singole unità immobiliari, deve essere inserita una clausola con la quale l'acquirente o il locatario danno atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione relativa alla certificazione energetica dell'edificio.

Per la locazione, la clausola va inserita solo nel caso di unità immobiliari già dotate di Attestato di Certificazione Energetica "ai sensi dei commi 1, 1-bis , 1-ter e 1-quater" del Dlgs 192/2005.

Per maggiori informazioni vedi Riferimenti.

La nota del Consiglio Nazionale del Notariato

Secondo una nota diramata dal Consiglio Nazionale del Notariato, sebbene sia formalmente sufficiente utilizzare per la stesura della clausola una riproduzione delle parole usate dal legislatore, "la migliore e più corretta interpretazione della normativa (in senso sostanziale) suggerisce di inserire nella clausola specifici riferimenti alla documentazione consegnata (numeri di identificazione, data, autore dell’ACE; riferimenti ricognitivi dell’autodichiarazione, se trasmessa all’acquirente in un momento anteriore al rogito)".

La medesima nota afferma anche che:

non sono più consentite le “deroghe consensuali” alla consegna della documentazione, cioè le parti non possono più dispensare il venditore dalla consegna dell'ACE e conseguentemente agire in sede di trattativa sul prezzo;

l'autocertificazione continua a sostituire la certificazione: nelle Regioni che non hanno ancora legiferato in materia di certificazione energetica si applica la normativa nazionale. L'articolo 9 dell'Allegato A alle Linee guida (Dm 26 giugno 2009), per gli edifici di superficie utile inferiore o uguale a 1000 m², prevede che il proprietario dell’edificio, consapevole della scadente qualità energetica dell’immobile, possa scegliere di ottemperare agli obblighi di legge attraverso una sua dichiarazione in cui afferma che:
‐ l’edificio è di classe energetica G;
‐ i costi per la gestione energetica dell’edificio sono molto alti.

sono equiparabili alla compravendita la permuta, la vendita di eredità, di quota di eredità o di azienda, nelle quali, naturalmente, siano ricompresi edifici o unità immobiliari per le quali sussiste l’obbligo di dotazione dell'ACE;

la clausola può non essere inserita quando la norma regionale non prevede l'obbligo di dotazione dell'Attestato di Certificazione Energetica, come nel caso di edifici tendenzialmente neutri quanto al consumo energetico, quali i box, le cantine, le autorimesse, i depositi, ecc.

Il coordinamento con la normativa regionale

Alcune regioni (come per esempio Lombardia), prevedono che la classe energetica sia riportata anche sugli annunci di locazione.

In merito, invece, alla clausola con la quale l'acquirente o il locatario danno atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione relativa alla certificazione energetica dell'edificio, alcune regioni (come per esempio la Liguria e la Lombardia), nonostante la norma nazionale non lo prevedesse più, hanno ripristinato l'obbligatorietà di allegare l'Attestato di certificazione energetica agli atti di compravendita. Il dibattito giuridico sulla legittimità delle regioni di normare su una questione (la nullità dei contratti) di stretta competenza dello Stato è stata materia di numerevoli discussioni. D'altra parte è indubbia la prevalente competenza delle regioni in materia di Certificazione energetica.

Per conoscere nel dettaglio quanto disposto dalla normativa regionale, invitiamo a consultare la nostra sezione Politiche regionali (menu principale in alto) dove è possibile conoscere le modalità con cui le diverse regioni hanno adottato le norme sulla certificazione energetica degli edifici.

Riferimenti

Dlgs 28/2011
Tempi dell'obbligo di certificazione
Il quadro d'insieme sulla certificazione energetica degli edifici

(fonte NextVille)

La green economy può aiutarci a superare la crisi

ENERGIA E AMBIENTE - È la scommessa per riportare sui binari una locomotiva del capitalismo che minaccia di deragliare - QUALITÀ DELLA VITA - Le imprese verdi offrono posti di lavoro qualificati e diffondono la cultura del benessere e dell'innovazione

Sono tempi che non inducono a pensare un po' oltre, a un altrove. La dittatura dello spread e della Borsa ci è entrata dentro. Attraversa non solo la politica, ma pervade territori e microcosmi. Coraggiosa l'iniziativa di Symbola-Unioncamere e Assolombarda di presentare il rapporto GreenItaly sostenendo che "L'economia verde sfida la crisi". Green economy (le energie rinnovabili, la gestione dei rifiuti, la consulenza ambientale) è la scommessa di riportare sui binari una locomotiva del capitalismo che minaccia di deragliare. La green economy è progressiva, non necessariamente progressista. È sussunzione del limite ambientale, tentativo di superare la frattura tra sviluppo e natura come nuovo terreno storico di accumulazione originaria e di nuovo allargamento del mercato e nuovi consumi. Non è la decrescita ma l'altra faccia della crescita come sviluppo sostenibile. Certo l'eterogeneità dei suoi significati ricomprende anche prospettive culturali di taglio etico-umanistico, dal consumo consapevole fino al "borghigianesimo" italico e alla "decrescita felice".

Sul tempo lungo della storia è l'affermazione, orgogliosa, della capacità del capitalismo di ristrutturarsi per superare la crisi, non la prima avvisaglia del suo crollo futuro. È in primo luogo una narrazione anti-declinista e ipermodernista depurata da ogni idea di supremazia dell'occidente. Sul tempo medio dei cicli di sviluppo dei capitalismi nazionali significa fiducia nella possibilità di innescare una nuova fase di stabilità sociale ed economica che eviti strappi e volatilità di un turbocapitalismo vissuto fino ad oggi di bolle speculative. La green economy è dunque anzitutto una narrazione dell'uscita che non può essere solo "economy" ma deve produrre anche un'idea di green society fatta di nuovi valori e stili di vita. Possibile soprattutto in Italia dove, prima che altrove, il capitalismo di territorio è cresciuto storicamente coniugando economia e società.

D'altronde green economy è anche la tendenza delle città a farsi smart cities, città sostenibili apprezzate dai nuovi ceti medi internazionali, metropoli riflessive e intelligenti con la capacità delle proprie élite di mettere al centro di un nuovo urbanesimo la qualità ambientale della vita.

La ricerca di Unioncamere e Symbola ci mostra soprattutto come nel nostro Paese sia in atto un movimento complessivo del sistema produttivo, dalla manifattura alle produzioni biologiche, dalle public utilities, dall'edilizia ai servizi, in cui sono i territori con le loro vocazioni produttive, le loro identità in trasformazione e le loro reti di saperi che stanno interpretando la green economy. Con un'evoluzione culturale del capitalismo molecolare, solo che si pensi a quanta diffidenza suscitava fino a non molti anni fa l'idea della riconversione ambientale del capitalismo manifatturiero, derubricata a costo aggiuntivo. Il 23,9% delle imprese italiane ha realizzato negli ultimi tre anni o realizzerà entro quest'anno, investimenti in prodotti e tecnologie di risparmio energetico o minor impatto ambientale. Tra le Pmi (20-499 dipendenti) al passaggio 2010-2011 la quota di investimenti green raddoppia. Prevale largamente, infatti, l'esigenza di ridurre i consumi energetici e innovare il processo produttivo mentre siamo ancora lontani dall'innovazione radicale di prodotto. Un movimento che ha le sue punte alte nella meccanica che si fa meccatronica, nella media impresa globalizzata ed esportatrice e negli assi territoriali pedemontano e emiliano e che diventa trasversale e unificante tra Nord e Sud se si allarga l'analisi anche ai servizi. Green economy significa anche, potenzialmente, adattamento del mercato del lavoro italiano alla società e al lavoro della conoscenza. Oltre il 30% delle imprese "green" assumerà nel corso dell'anno una quota pari al 41% delle assunzioni complessivamente programmate. E soprattutto assumerà per il 29% figure high-skill e per il 15% laureati. Numeri di speranza per una disoccupazione giovanile del 30% e per lavoratori della conoscenza con Partita iva e senza rappresentanza.

Tracce di metamorfosi del capitalismo molecolare e dei saperi diffusi destinate a rimanere solo tali senza un capitalismo delle reti fatto non solo dei due colossi energetici nazionali, Enel e Eni, quanto di quel tessuto di multi-utilities eredi delle municipalizzate che aggregate e ristrutturate rappresentano il secondo pilastro territoriale di una green economy che abbia ambizioni sistemiche. Basti l'esempio delle smart grid, le reti distributive intelligenti; oppure i primi passi verso la creazione di una rete di alimentazione per l'auto elettrica, prospettiva fondamentale per la qualità della vita delle grandi aree metropolitane. Siamo al solito nodo. Basti pensare allo iato tra finanza e investimenti nell'economia reale.

La connessione tra big players del capitalismo delle reti e filiere del capitalismo manifatturiero è la strada per il paese, la via italiana alla green economy. La green economy è una visione che non si arrende all'idea che capitalismo delle Pmi territorializzato e big players nel nostro paese siano destinati a non comunicare. Partendo in primo luogo dalle risorse di un capitalismo delle reti che ha natura territorializzata perché nato dalla matrice del municipalismo ma che oggi nelle sue eccellenze tende ad aggregarsi in una dimensione di area vasta (A2a, Hera, Acea, ecc.). Se intendono essere elemento di nuova civilizzazione, non solo dispositivo di mercato, i soggetti della green economy dai big player alle Pmi devono saper produrre saperi e legami sociali oltre che modernizzazione di mercato. Contaminando e diffondendo eterotopia possibile per i miei microcosmi. Vedremo… (fonte Sole24Ore)
Umbria: “13,5 milioni per l’ecoinnovazione nelle imprese”
23-11-2011
In linea con la strategia regionale 2011-2013 la Regione emanerà nei prossimi giorni tre bandi per i tetti fotovoltaici, per interventi di razionalizzazione dei consumi energetici e per lo sviluppo di tecnologie verdi nel campo dell'energia sostenibile
Umbria: ''13,5 mln per l'ecoinnovazione nelle imprese''
Avanti tutta sull’energia verde. Con la strategia regionale 2011-2013, seguendo l'input europeo, la Regione Umbria si è data i primi obiettivi di incremento di energia da fonti rinnovabili. Le parole d'ordine di questo piano ambizioso sono innanzitutto "ecoinnovazione" e  "competitività". In questa direzione vanno i due bandi del "Pacchetto verde" che la Giunta regionale emanerà nei prossimi giorni e che mettono a disposizione delle imprese umbre incentivi per dieci milioni di euro, cui si aggiungerà un terzo bando, per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie nel campo dell'energia sostenibile, per ulteriori 3 milioni e mezzo di euro. "L'impiego di tecnologie a basso impatto ambientale rappresenta una priorità strategica.  - sottolinea l'assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Riommi - Allo stesso tempo, per favorire l'uscita dalla crisi, va perseguita la riduzione dei consumi energetici, che costituiscono una delle voci di spesa che più gravano sulle nostre imprese, e incentivata la diffusione di imprese e linee produttive in un comparto a elevata innovatività quale la filiera delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica".

I bandi del 'Pacchetto verde' rispondono a queste esigenze. Il primo, "Aiuti alle imprese per sostituzione amianto con impianti fotovoltaici", è rivolto a piccole, medie e grandi imprese dei settori manifatturiero, costruzioni, commercio e trasporto. Articolato in tre tipologie di intervento, prevede agevolazioni per complessivi 6 milioni di euro, per la sostituzione di tetti e coperture di immobili industriali e produttivi in amianto e la realizzazione, contestuale, di impianti fotovoltaici. "I contributi - spiega Riommi - saranno  concessi con una percentuale che, rispetto alla spesa ammissibile, sarà in funzione della dimensione delle imprese beneficiarie: del 30% per cento per le piccole imprese, 25% per le medie e 20 per le grandi". Sarà innovativa anche la procedura di selezione. "Le richieste - spiega ancora l'assessore regionale Riommi - saranno valutate attraverso un procedimento amministrativo fortemente innovativo, con una gestione a sportello totalmente informatizzata delle diverse fasi del bando, con istruttoria della domanda contestuale alla sua presentazione. Un esempio concreto di semplificazione amministrativa, con cui la Regione riduce i suoi tempi di risposta verso la singola impresa".

Con il secondo bando, "Aiuti per l'efficienza energetica e l'uso razionale dell'energia", la Regione Umbria "promuove una maggiore diffusione degli impianti di produzione di energie rinnovabili e dei sistemi certificati per la gestione dell'energia. Concede, inoltre, contributi alle imprese che investono per l'efficienza energetica e la riduzione dei consumi di energia". La dotazione finanziaria complessiva è di 4 milioni di euro, metà dei quali saranno riservati alle imprese che dimostrano di produrre energia elettrica da fonti rinnovabili. "La valutazione degli interventi - precisa Riommi - verrà effettuata sulla base di un'analisi del rapporto tra benefici e costi e tenendo anche conto di specifiche premialità legate alla dimensione delle imprese, all'adozione di un sistema certificato di gestione dell'energia e alla realizzazione di sistemi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili". A completamento del "Pacchetto verde", gli uffici regionali stanno predisponendo il terzo bando relativo al sostegno allo sviluppo di tecnologie verdi nel campo dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili. Le opportunità del "Pacchetto verde", finanziato con fondi europei, saranno illustrate nel corso della "Giornata umbra dell'energia", che si terrà venerdì 25 novembre a Perugia.

Nella Strategia regionale 2011-2013, la Giunta regionale umbra ha indicato come obiettivo di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili una crescita, entro il 2013, del 25% rispetto al 2009. Il documento elaborato dalla Regione suddivide per ogni settore l'incremento da raggiungere per rientrare nell'obiettivo fissato al 2013: dalle biomasse è previsto un contributo del 34%, del 29% dal fotovoltaico; seguono eolico (20%) e geotermico (7%). Il tutto per un totale di 205 GWh. Per incentivare il settore la Regione ha a disposizione il POR FESR 2007-2013, che nell'Asse III 'Efficienza energetica e sviluppo di fonti rinnovabili ha una dotazione finanziaria di 52,2 milioni di euro pari al 15%  delle risorse del programma. (fonte Zero Emission)

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